Premi sportivi dilettantistici 2026: la nuova soglia di 300 euro

Con il Decreto-Legge 27 marzo 2026 n. 38 il legislatore è intervenuto nuovamente sulla disciplina fiscale dei premi sportivi dilettantistici, introducendo una previsione che, se da un lato appare semplice nella formulazione, dall’altro presenta rilevanti implicazioni operative per associazioni e società sportive dilettantistiche.

La disposizione di riferimento è contenuta nell’articolo 9 del decreto, che modifica il regime delle ritenute sui premi erogati agli atleti dilettanti, richiamando la disciplina già prevista dall’articolo 36 del decreto legislativo 36 del 2021.

 

Il principio normativo: esenzione fino a 300 euro per singolo committente

La norma stabilisce che, per i premi erogati agli atleti dilettanti nel periodo compreso tra l’entrata in vigore del decreto e il 31 dicembre 2026, non si applica alcuna ritenuta alla fonte qualora l’importo complessivo corrisposto dal medesimo sostituto d’imposta allo stesso soggetto non superi i 300 euro.

Il punto centrale della disposizione è proprio questo: la soglia dei 300 euro non è riferita al percettore nel suo complesso, bensì al rapporto tra singolo committente e singolo atleta.

Questo significa che uno stesso atleta potrà percepire premi esenti da più soggetti diversi, ciascuno entro il limite di 300 euro, senza che ciò comporti l’applicazione della ritenuta.

 

Non è una franchigia: superata la soglia si tassa tutto

L’aspetto più delicato e spesso frainteso riguarda la natura della soglia.

Non si tratta di una franchigia, ma di una soglia “secca”.

La conseguenza è estremamente rilevante sul piano pratico. Se l’importo complessivamente erogato da una ASD o SSD a un atleta supera anche di poco i 300 euro, la ritenuta si applica sull’intero importo e non soltanto sulla parte eccedente.

In altri termini, un premio complessivo di 300 euro è integralmente esente, mentre un premio complessivo di 301 euro diventa integralmente imponibile ai fini della ritenuta alla fonte.

Questo meccanismo, espressamente previsto dalla norma, comporta un effetto “scalino” che richiede particolare attenzione nella gestione delle erogazioni.

 

La vera criticità: la gestione operativa per ASD e SSD

Se il dato normativo appare lineare, la sua applicazione concreta presenta diverse criticità, soprattutto per le realtà sportive dilettantistiche.

La principale difficoltà riguarda la necessità, per ogni ASD o SSD, di monitorare in modo puntuale l’ammontare dei premi erogati a ciascun atleta nel corso del periodo di riferimento.

Non è sufficiente valutare il singolo premio, ma è necessario considerare il cumulo delle somme corrisposte allo stesso soggetto.

Questo implica una gestione amministrativa più strutturata rispetto al passato, con la necessità di tenere traccia di tutte le erogazioni effettuate, anche se di importo modesto, al fine di evitare il superamento inconsapevole della soglia.

 

Il rischio di errori e le conseguenze fiscali

Il rischio operativo più evidente è quello di applicare erroneamente il regime di esenzione.

Nel caso in cui la soglia dei 300 euro venga superata e la ritenuta non venga applicata, l’associazione o società sportiva, in qualità di sostituto d’imposta, potrebbe essere chiamata a rispondere dell’omesso versamento, con le relative sanzioni e interessi.

Al contrario, un’applicazione prudenziale della ritenuta anche sotto soglia potrebbe generare criticità nei rapporti con gli atleti, oltre a comportare un aggravio amministrativo non necessario.

 

Profili organizzativi: serve una gestione consapevole

Alla luce della nuova disciplina, emerge con chiarezza la necessità per ASD e SSD di adottare procedure interne adeguate.

Diventa fondamentale impostare un sistema di controllo delle erogazioni che consenta di monitorare in tempo reale i premi riconosciuti a ciascun atleta.

Questo può tradursi, nella pratica, in registri interni, software gestionali o anche semplici strumenti di tracciamento, purché siano in grado di garantire una visione complessiva e aggiornata delle somme corrisposte.

 

Considerazioni finali

La nuova disciplina dei premi sportivi dilettantistici per il 2026 si inserisce in un contesto normativo in continua evoluzione, in cui il legislatore cerca di semplificare ma, al contempo, introduce meccanismi che richiedono una maggiore attenzione operativa.

La scelta di fissare una soglia per committente e non per percettore amplia le possibilità di esenzione, ma trasferisce sulle singole ASD e SSD l’onere di una gestione precisa e consapevole.

L’elemento più critico resta la natura non frazionabile della soglia, che impone una pianificazione attenta delle erogazioni per evitare effetti fiscali indesiderati.

In questo scenario, il ruolo del consulente del lavoro diventa centrale, non solo per garantire la corretta applicazione della norma, ma anche per supportare le realtà sportive nella costruzione di modelli organizzativi efficienti e conformi.

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